Spesso la storia ci offre ottimi spunti di riflessione. L’avvicendarsi di correnti, a volte in contrasto, non è una novità. Qui abbiamo un esempio in cui, nel giro di pochi decenni, le idee del mondo letterario hanno subito grossi cambiamenti. Già in precedenza, tra il Barocco e il Settecento per esempio, il passaggio fu molto netto. Il confronto Arcadia – Illuminismo ebbe sicuramente meno spigoli e fu meno traumatico, anche se notiamo grosse discrepanze.
E’ un classico, infatti, che la corrente successiva sia l’opposto della precedente, perché vista come eccessiva pur mantenendo, però, alcune simiglianze.
Fra le due correnti settecentesche è sicuramente simile la situazione storica. Notiamo, infatti, che l’Italia è ancora lungi dall’unità e le varie potenze straniere la sfruttano come terra di conquista. Il nord della penisola è infatti occupato dalla Spagna e poi dall’Austria, mentre il sud è saldamente nella mani dei Borboni, per nulla intenzionati a svilupparlo o valorizzarlo.
L’Arcadia è sicuramente la regina della prima metà del XVII secolo.
Essa è caratterizzata da temi pastorali e segnata dallo scontro fra Gravina e Crescimbeni, grazie alla vittoria di quest’ultimo presente temi totalmente liberi da idee concettose o troppo profonde. Era, infatti, questa l’idea di Arcadia che Crescimbeni oppose a Gravina, secondo il quale la poesia oltre a dilettare, doveva avere anche temi un po’ più profondi. Quest’accademia dell’arte poetica, infatti, perse a modello il mito dell’età dell’oro. L’Arcadia è una zona greca arida, mitizzata in un luogo sempre verde, con un’eterna primavera. Tutti i poeti arcadi trattavano temi mitico – pastorali e acquistavano un nome da pastore o ninfa: Ripano Eupilino è, per esempio lo pseudonimo di Parini. Nella seconda metà del secolo, invece, troviamo un panorama totalmente diverso: siamo nel periodo dell’Illuminismo.
Esso, come tutti sanno, è quella corrente di pensiero sviluppatasi in Francia che mirava << a far uscire l’uomo dallo stato di minorità che lui stesso si era imposto >>. ( I. Kant )
In Italia un ruolo importante fu svolto dal Caffè, la rivista di Verri che, ispirandosi all’inglese The Spectator, voleva diffondere fra il popolo la cultura, << rendere rispettabile la virtù, farla amabile >> come disse Beccaria.
L’Illuminismo, infatti, era molto propenso verso i risvolti sociali della cultura: fu in quest’ottica che si svilupparono le maggiori opere illuministe, tra le quali L’Encyclopedie, Dei delitti e delle pene, Il contratto sociale oppure il Candido.
Il Settecento, da un punto di vista strettamente politico, fu importante nella sua sezione illuminista: ha, infatti, preso il via qui, grazie a teorici come Montesquieu, l’idea di stato moderno, ed in particolare l’idea repubblicana di uguaglianza. A questo proposito dobbiamo pensare in particolare alle Rivoluzione francese ed alle sue conseguenze e innovazioni. Entrambe le correnti letterarie si sviluppano dopo la grande parentesi del Barocco. E’ proprio questa una delle caratteristiche che più le accomuna: la ferma intenzione di evitare gli eccessi stilistici le estreme concettosità raggiunte da Marino e dai suoi seguaci.
Esse hanno anche in comune la volontà di riprendere i classici, ma ciò è più accentuato nella cultura illuministica ( grazie anche ad un nìuovo e sempre più profondo interesse della società a quel periodo, visto come punto fermo nella storia). A riguardo è interessante la definizione inglese del XVIII secolo: The Augustan Age: un riferimento più esplicito al grande imperatore romano non penso sia possibile.
Vennero, infatti, ripresi, sia in prosa che in poesia, tutti i classici scrittori latini: Ovidio, Seneca ..
Dopo aver evidenziato le affinità più evidenti fra Arcadia e Illuminismo sono da evidenziare le differenze, che, come anche a prima vista si può notare, sono molto più numerose e più evidenti.
Le finalità delle due correnti innanzitutto sono quasi antitetiche: dilettare per gli arcadi e divulgare per gli illuministi.
Diverse sono anche le forme letterarie: unicamente poesia da una parte, preferibilmente saggi e articoli di giornale dall’altra, proprio perché sono le forme divulgative più adatte.
Gli argomenti trattati, poi, non ammettono paragoni, proprio a causa delle finalità molto dissimili.
Anche le basi delle due correnti prese in esame presentano parecchie discrepanze, in quanto l’Illuminismo fonda tutta la sua filosofia sulla razionalità, di contro l’Arcadia ama il mito e l’astrattezza.
Si nota poi facilmente che l’Arcadia del punto di vista letterario sia un fenomeno ristretto, al contrario dell’Illuminismo che ebbe dei discepoli in tutti i campi del sapere: dalla filosofia, al diritto, alla storia.
Diversa è anche l’estensione territoriale delle correnti: l’Arcadia interessò principalmente Italia e Germania ( con die Anakreontik ), mentre l’Illuminismo pervase tutto il mondo euro – asiatico, Russia e Inghilterra comprese. Sono, infatti, noti i tentativi di occidentalizzazione delle steppe russe intrapresi dagli zar, anche attraverso la forma di governativa dell’assolutismo illuminato.
Arcadia e Illuminismo hanno, dunque, avuto molti meriti e molti limiti.
L’Arcadia ci ha mostrato come l’uomo ha la capacità di modificare il verbo fino quasi a renderlo ossessivo. L’Illuminismo, poi, ha filtrato tutto attraverso la ragione.
Noi abbiamo ereditato qualcosa da entrambe, purtroppo non solo in senso positivo. Grossa pecca dell’ultima corrente è, infatti, la mancanza di interesse verso gli strati più bassi della popolazione. Non dobbiamo infatti dimenticarci che il motto egalité, fraternité et liberté non considerava il cosiddetto popolino, proprio quelli che saranno poi gli artefici del grosso evento che sconvolgerà il mondo: la rivoluzione industriale.
Le due correnti considerate rendono il secolo XVIII molto movimentato. Non possiamo stabilire date precise, ci sono personaggi illuministi nei primi decenni del secolo, come possiamo trovare arcadi ancora oggi. Cosa certa è che possiamo distinguere, senza dubbi, ciò che è arcadico da ciò che è illuministico.
L’ideologia arcadica pecca un po’ di ottimismo, quasi come l’attuale sindrome di Peter Pan, quindi non la vedo molto praticabile nella società moderna.
Sicuramente più concreta e attuabile la Mediocritas illuminista, con le sue limitazioni e rimandi al classico.
Di questo periodo mi piacerebbe rivivere l’esplosione artistica che coinvolse poesia, prosa, teatro, arti figurative e musica.
Ritengo, infatti, che il presente artistico sia molto meno vario e innovativo di quella settecentesco. Nella nostra epoca abbiamo, però, un progresso tecnico – scientifico notevole, ma anche qui dobbiamo ringraziare Beccaria, pensatori e scienziati illuministi.
Differenze e analogie, scontri ed incontri sono tipici di due movimenti che rappresentano uno il proseguio dell’altro. L’unica imprecisione è che siamo noi moderni, a evidenziarli. Dovremmo mettere a confronto due persone che di queste ideologie ne hanno fatto uno stile di vita per capirle veramente.